mitocondrio implicato nelle cause della fibromialgia

Come Affrontare la Fibromialgia con la Nutrizione Clinica: La Guida del Dott. Antonino Girone

La fibromialgia è stata a lungo considerata una patologia complessa e sfuggente. Storicamente etichettata come un disturbo prevalentemente soggettivo o psicosomatico, oggi la ricerca biochimica e neuroscientifica ne ha ampiamente chiarito la reale natura: la fibromialgia è un disturbo sistemico complesso caratterizzato da una sensibilizzazione centrale, sostenuto da neuroinfiammazione cronica, disfunzioni mitocondriali e una stretta interazione con l’asse intestino-cervello.

Nel mio studio di nutrizione di Messina , osservo quotidianamente come l’alimentazione clinica rappresenti una leva fondamentale non soltanto per gestire i sintomi, ma per intervenire direttamente sui meccanismi patogenetici alla base di questa condizione.




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La Tempesta Perfetta: Neuroinfiammazione e Infiammasoma

Il cuore della fibromialgia non risiede semplicemente nei muscoli o nelle articolazioni, ma nel modo in cui il sistema nervoso centrale e quello immunitario comunicano in maniera alterata.

Il Ruolo dell’Infiammasoma NLRP3

Alla base dello stato infiammatorio di basso grado (Low-Grade Chronic Inflammation) si trova l’attivazione dell’infiammasoma NLRP3, un complesso multiproteico citoplasmatico dell’immunità innata. Quando stimolato da stress ossidativo o da segnali di danno cellulare (DAMPs), l’infiammasoma attiva la caspasi-1, determinando la maturazione e il rilascio di citochine altamente pro-infiammatorie come l’interleuchina-1β (IL-1β) e l’interleuchina-18 (IL-18). Questo processo mantiene il sistema nervoso centrale in uno stato di costante allarme e di ipersensibilità agli stimoli dolorosi.

Neuroinfiammazione

Il Circolo Vizioso: Mastociti, CGRP e Sostanza P

Uno dei meccanismi chiave della fisiopatologia fibromialgica è l’infiammazione neurogena, guidata da un vero e proprio “dialogo incrociato” (crosstalk) tra le fibre nervose sensoriali e le cellule immunitarie residenti nei tessuti: i mastociti.

  1. Il Rilascio di Neuropeptidi: Sotto l’effetto di stress fisico o emotivo, le terminazioni nervose sensibizzanti rilasciano neuropeptidi pro-algogeni, in particolare la Sostanza P e il Peptide Correlato al Gene della Calcitonina (CGRP).

  2. L’Attivazione dei Mastociti: La Sostanza P e il CGRP si legano ai recettori presenti sulla superficie dei mastociti situati in prossimità dei nervi e dei vasi sanguigni.

  3. Il Rilascio di Istamina e Citochine: I mastociti degranulano liberando istamina, triptasi, TNF-alfa e IL-6.

  4. Retroalimentazione Positiva: L’istamina e le citochine a loro volta stimolano e sensibilizzano ulteriormente i neuroni adiacenti, inducendoli a secernere ancora più Sostanza P e CGRP.

Questo circuito auto-alimentato amplifica il segnale del dolore a livello del midollo spinale e dell’encefalo, manifestandosi con la tipica iperalgesia (percezione amplificata del dolore) e allodinia (dolore causato da stimoli innocui).

Disfunzione Mitocondriale e Deficit Energetico

Un altro pilastro fondamentale della fibromialgia è la stanchezza cronica profonda (fatigue), sproporzionata rispetto allo sforzo effettuato. Questo sintomo ha una precisa spiegazione biochimica: la disfunzione mitocondriale.

I mitocondri dei pazienti fibromialgici mostrano spesso:

  • Ridotta sintesi di ATP: Alterazione della catena di trasporto degli elettroni e conseguente caduta dei livelli di energia cellulare disponibile.

  • Aumento dello Stress Ossidativo: Un’eccessiva produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) che danneggia le membrane mitocondriali e il DNA mitocondriale.

  • Carenza endogena di Coenzima Q10: Il CoQ10 è essenziale sia per la produzione di ATP sia come antiossidante lipofilo. La sua carenza promuove direttamente l’attivazione dell’infiammasoma NLRP3, legando la carenza energetica alla neuroinfiammazione.

L’Asse Intestino-Cervello e la Comorbilità con IBS

È estremamente frequente osservare nei pazienti affetti da fibromialgia la concomitanza della Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS), oltre a quadri di SIBO (sovracrescita batterica nel tenue) , SIFO (sovracrescita fungina) e alterata permeabilità intestinale (Leaky Gut Syndrome).

L’iperpermeabilità intestinale permette il passaggio in circolo di endotossine batteriche, come i Lipopolisaccaridi (LPS). Una volta entrati nel torrente ematico, i LPS stimolano l’immunità sistemica e attraversano la barriera ematoencefalica, innescando o aggravando la neuroinfiammazione. Inoltre, un microbiota in stato di disbiosi altera la produzione di neurotrasmettitori fondamentali come la serotonina e il GABA, peggiorando la qualità del sonno e la percezione del dolore.

Il Ruolo del Deficit di Serotonina e l’Asse Microbiota-Cervello nella Fibromialgia

Nella complessa patogenesi della fibromialgia, la carenza funzionale di serotonina e l’alterazione del suo metabolismo giocano un ruolo concausale di primo piano. La serotonina non è soltanto il neurotrasmettitore deputato alla regolazione dell’umore, ma agisce a livello del sistema nervoso centrale come principale modulatore della soglia del dolore e dei cicli sonno-veglia. Nei pazienti fibromialgici, questo squilibrio è spesso alimentato dall’infiammazione cronica sistemica e dall’attivazione dell’enzima indolamina 2,3-diossigenasi (IDO), che devia il triptofano alimentare verso la via neurotossica della chinerunina anziché verso la sintesi di serotonina.

In questo scenario si inserisce la forte connessione con il microbiota intestinale: una disbiosi intestinale altera profondamente la produzione e la disponibilità di precursori e neurotrasmettitori, compromettendo ulteriormente l’asse intestino-cervello e aggravando i sintomi dolorosi e cognitivi.

Nota clinica importante sull’integrazione: Quando si valuta l’uso di precursori o fitocomposti mirati ad aumentare la serotonina (come il 5-HTP derivato dalla Griffonia simplicifolia), bisogna prestare massima attenzione alle possibili interazioni con i farmaci antidepressivi (in particolare SSRI o SNRI comunemente prescritti nella gestione del dolore fibromialgico). L’assunzione combinata può infatti esporre il paziente al rischio di accumulo di serotonina, portando a effetti collaterali severi come la sindrome serotoninergica; per questo motivo, qualsiasi strategia integrativa richiede una rigorosa supervisione medica.

Il Bivio Metabolico: Via della Serotonina vs Via della Chinurenina

Il triptofano alimentare può seguire principalmente due vie metaboliche: la via della serotonina (che porta alla sintesi di serotonina e melatonina) oppure la via della chinerunina.

A causa dello stato infiammatorio cronico e dell’attivazione dell’infiammasoma (in particolare tramite le citochine pro-infiammatorie come l’IL-1β e il TNF-alfa), l’enzima indolamina 2,3-diossigenasi (IDO) viene cronicamente iperattivato. Questo spinge massicciamente il triptofano verso la via della chinurenina, sottraendolo alla sintesi di serotonina.

Questo meccanismo spiega perché i pazienti fibromialgici presentano contemporaneamente:

  • Carenza funzionale di serotonina (con conseguente depressione, disturbi del sonno e abbassamento della soglia del dolore).
  • Accumulo di metaboliti neurotossici lungo la via della chinerunina (come l’acido chinolinico), che potenziano l’eccitotossicità neuronale e aggravano la neuroinfiammazione.

Carenze Nutrizionali Ricorrenti

I pazienti con fibromialgia mostrano frequentemente deficit micronutrizionali clinici o subclinici che alimentano direttamente la fatigue cronica, i dolori muscolari e l’infiammazione sistemica. Ecco un elenco delle principali carenze riscontrate:

Nutriente Ruolo Fisiologico Impatto della Carenza
Magnesio Cofattore produzione ATP e antagonista recettori NMDA. Tensione muscolare, crampi, sonno disturbato.
Vitamina D Immunomodulatore e regolatore espressione genica. Maggiore sensibilità dolorifica e infiammazione.
Coenzima Q10 Trasportatore mitocondriale e antiossidante. Calo produzione ATP e attivazione infiammasoma NLRP3.
Vit. B12 e Folati Metilazione, sintesi DNA e funzionalità nervosa. Neuropatie, astenia e brain fog.
Omega-3 Sintesi di resolvine e protezione antinfiammatoria. Infiammazione cronica e rigidità articolare.
Ferro Componente emoglobina ed enzimi energetici. Ridotta ossigenazione, fatigue e debolezza.
Vitamina C Antiossidante, sintesi collagene e cofattore DAO. Stress ossidativo e ridotta degradazione istamina.
Serotonina Neurotrasmettitore umore, sonno e soglia dolore. Carenza di serotonina centrale e disturbi dell’umore.

 

Strategie Dietetiche Cliniche e Approccio Nutrizionale

La fibromialgia è un disturbo sistemico complesso caratterizzato da una sensibilizzazione centrale, sostenuto da neuroinfiammazione cronica, disfunzioni mitocondriali e una stretta interazione con l’asse intestino-cervello. Nel mio studio di Messina, l’obiettivo è intervenire direttamente sui meccanismi patogenetici per gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita.

Non esiste una singola “dieta per  fibromialgia” valida per tutti; l’approccio deve essere strettamente personalizzato sulla base della storia clinica del paziente. Tuttavia, le evidenze scientifiche supportano diversi protocolli nutrizionali mirati:

A. Dieta A Basso Carico di Istamina

Indicata nei pazienti in cui prevale la degranulazione mastocitaria (cefalee, orticaria, dermografismo, vampate, sintomatologia gastrointestinale associata).

  • Obiettivo: Ridurre il carico esogeno di istamina per non saturare l’enzima Diamine Ossidasi (DAO).

  • Da limitare: Cibi fermentati, formaggi stagionati, insaccati, pomodori, melanzane, cioccolato, frutta secca, vino e alimenti ricchi di sostanze istamino-liberatrici.

B. Dieta Low-FODMAP

Utile nei pazienti con concomitante Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS) e gonfiore addominale marcato.

  • Obiettivo: Ridurre i carboidrati a catena corta fermentabili per ridurre la distensione addominale, l’infiammazione della mucosa e il passaggio di LPS in circolo.

Se vuoi approfondire leggi il mio articolo sulla dieta LowFODMAP.

C. Dieta Antinfiammatoria e ad Alto Potenziale Antiossidante

Basata sul modello della Dieta Mediterranea nella sua forma più virtuosa o su protocolli come la Low-Inflammatory Foods Diet.

  • Focus: Eliminazione dei cibi ultra-processati, degli zuccheri raffinati e degli oli vegetali ricchi di Omega-6 pro-infiammatori. Inserimento massivo di vegetali ricchi di polifenoli (quercetina, luteolina), grassi sani (olio EVO, avocado) e proteine ad alto valore biologico.

D. Riduzione di Glutammato ed Eccitotossine

In alcuni sottogruppi di pazienti, la rimozione o forte riduzione del mono-glutammato di sodio e dell’aspartame porta a una netta riduzione dell’iper-eccitabilità neuronale mediata dai recettori NMDA, diminuendo la percezione del dolore.

E. Dieta Chetogenica

Negli ultimi anni, la dieta chetogenica (KD) ha guadagnato un ruolo di primo piano nella gestione delle patologie neurologiche e croniche dolorose, inclusa la fibromialgia. Questo approccio va ben oltre la semplice perdita di peso: agisce direttamente sui meccanismi neurofisiologici e biochimici alterati nella sindrome fibromialgica. La Dieta Chetogenica non è solo un cambio di macronutrienti, ma una vera e propria terapia metabolica.

Come Agisce la Dieta Chetogenica nella Fibromialgia?

  • Modulazione dei Corpi Chetonici e Riduzione del Dolore Neuropatico: Il beta-idrossibutirrato (BHB), il principale corpo chetonico prodotto durante la chetosi nutrizionale, non è solo un substrato energetico alternativo per il cervello, ma agisce come una potente molecola di segnalazione (epimetabolita). Il BHB inibisce direttamente l’infiammasoma NLRP3, riducendo la produzione di citochine infiammatorie (IL-1β) responsabili del mantenimento della neuroinfiammazione.

  • Controllo dell’ Eccitotossicità Neuronale: Nella fibromialgia si osserva spesso un’iperattività dei recettori NMDA a livello centrale, stimolata dal glutammato. La chetosi induce un aumento della sintesi di GABA (il principale neurotrasmettitore inibitorio) a scapito del glutammato, ristabilendo il corretto equilibrio eccitatorio/inibitorio nel sistema nervoso centrale e riducendo l’iperalgesia.

  • Ottimizzazione Mitocondriale e Riduzione dello Stress Ossidativo: I corpi chetonici forniscono un carburante altamente efficiente per i mitocondri danneggiati, migliorando la produzione di ATP e riducendo la generazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS). Questo contrasta direttamente la fatigue cronica tipica dei pazienti fibromialgici.

  • Effetto sul Microbiota e sull’Asse Intestino-Cervello: Sebbene la chetogenica richieda un’attenta calibrazione per evitare squilibri nel microbiota, una sua formulazione ricca di fibre vegetali non amidacee e grassi di alta qualità (come l’olio extravergine d’oliva e i trigliceridi a media catena – MCT) aiuta a riparare la barriera intestinale e a ridurre la traslocazione dei lipopolisaccaridi (LPS).

  • Modulazione dei Mastociti: Attraverso la riduzione della risposta infiammatoria sistemica e l’effetto stabilizzante sui tessuti, la Dieta Chetogenica può ridurre indirettamente la degranulazione mastocitaria, limitando il rilascio di istamina.

Considerazioni Cliniche nell’Applicazione della KD

L’introduzione di una dieta chetogenica in un paziente fibromialgico deve essere strettamente supervisionata da un professionista. È fondamentale evitare protocolli “fai da te” o troppo drastici che potrebbero accentuare lo stress metabolico iniziale (la cosiddetta keto flu), preferendo invece un approccio graduale e personalizzato in base alla tolleranza individuale e alla coesistenza di eventuali disturbi gastrointestinali come l’IBS.

Strategie di Integrazione Mirata per la gestione della fibromialgia

L’integrazione nella fibromialgia mira a ripristinare le vie metaboliche bloccate, sostenere la bioenergetica cellulare, modulare il sistema endocannabinoide e spegnere l’infiammazione cronica. I protocolli più efficaci prevedono l’utilizzo combinato di specifici nutrienti e fitocomposti:

1. Coenzima Q10 (CoQ10)

Pilastro della fosforilazione ossidativa mitocondriale, la sua integrazione (spesso in forma ridotta di Ubichinolo per una maggiore biodisponibilità) ha dimostrato di ridurre significativamente il dolore generalizzato, i disturbi del sonno e la stanchezza cronica, abbassando al contempo i marcatori infiammatori e inibendo l’infiammasoma NLRP3.

2. Glutatione e N-Acetilcisteina (NAC)

  • Glutatione: Il principale antiossidante endogeno del nostro organismo. Nella fibromialgia le riserve di glutatione sono spesso depauperate dallo stress ossidativo cronico.

  • N-Acetilcisteina (NAC): Agisce come precursore diretto del glutatione. La sua integrazione supporta le difese antiossidanti intracellulari, protegge i mitocondri dai danni ossidativi e coadiuva i processi di detossificazione epatica.

3. Palmitoiletanolamide (PEA)

La PEA è un amide diacido grasso endogeno con spiccate proprietà antinfiammatorie, analgesiche e neuroprotettive. Agisce principalmente legandosi ai recettori nucleari PPAR-alfa e modulando l’attività dei mastociti (riducendone la degranulazione e il rilascio di istamina). Si è rivelata un alleato eccezionale nella riduzione del dolore neuropatico e cronico tipico della fibromialgia.

4. Beta-Cariofillene

Un sesquiterpene naturale presente in diverse piante (e in alte concentrazioni nell’olio essenziale di Copaife e nel pepe nero). Il beta-cariofillene è un potente agonista selettivo dei recettori cannabinoidi di tipo 2 (CB2). Poiché i recettori CB2 si trovano prevalentemente sulle cellule immunitarie e sulla glia, la sua attivazione riduce la neuroinfiammazione e modula la percezione del dolore senza effetti psicotropi.

5. Griffonia (Griffonia simplicifolia)

Un rimedio fitoterapico d’elezione grazie al suo elevato contenuto di 5-HTP (5-Idrossitriptofano), il precursore diretto della serotonina che supera facilmente la barriera ematoencefalica. L’integrazione di Griffonia aggira il blocco della via del triptofano indotto dall’infiammazione, aiutando a ripristinare i livelli centrali di serotonina e migliorando il tono dell’umore, la qualità del sonno e la soglia del dolore.

6. Acido Alfa-Lipoico (ALA) e Omega-3 (EPA/DHA)

  • ALA: Potente antiossidante universale che migliora la funzionalità mitocondriale, attenua il dolore neuropatico, migliora la sensibilità insulinica, serve per la rigenerazione della vitamine C ed E.

  • Omega-3: Modulano le vie dell’infiammazione e promuovono la sintesi di mediatori pro-risoluzione specializzati (SPMs), riducendo la rigidità muscolare. Utili anche nel caso di soggetti con dislipidemie e sindrome metabolica.

7. Vitamina D3 e Sinergia Ferro-Vitamina C

  • Vitamina D3: Regolatore immunitario e della sensibilizzazione centrale (target ematici ottimali superiori a 40-50 ng/ml).

  • Ferro e Vitamina C: Il ferro va integrato solo in caso di accertata carenza per sostenere l’ossigenazione tissutale. La Vitamina C, oltre a potenziare l’assorbimento del ferro e a svolgere azione antiossidante, agisce direttamente come cofattore attivante dell’enzima DAO, risultando fondamentale nei protocolli per la gestione dell’istamina e dei mastociti.

8. Vitamine del Gruppo B

Comprendendo la B12, i folati (B9) e l’intero complesso, queste vitamine sono fondamentali per la metilazione, la sintesi dei neurotrasmettitori e la funzionalità del sistema nervoso. Aiutano a ridurre l’omocisteina e a migliorare l’energia cellulare, contrastando l’astenia e la nebbia cognitiva (brain fog). Preferire sempre integratori con la forma bioattiva (metil-folato per acido folico B9, metilcianocobalamina per la B12, P-5-P piridossal-5- fosfato per la B6).

9. Zinco e Rame

Zinco e Rame sono i cofattori essenziali della Superossido Dismutasi (SOD), l’enzima antiossidante primario che neutralizza i radicali liberi all’interno dei mitocondri. Un loro corretto bilanciamento è vitale per potenziare le difese antiossidanti endogene insieme alla Catalasi. Senza adeguate quantità di rame e zinco come cofattori, la SOD perde efficacia, lasciando i mitocondri in balia dello stress ossidativo che ne causa la disfunzione aumentando la fatica cronica nella fibromialgia.

Inoltre il  rame (insieme al ferro) è indispensabile per il corretto funzionamento della catena respiratoria mitocondriale: la citocromo C  ossidasi l’ enzima finale della catena di trasporto degli elettroni richiede la presenza sonergica di ferro e rame. Una carenza di ferro o di rame o un deficit nel loro metabolismo compromettono direttamente a funzionalità di questo complesso, determinando un deficit della respirazione cellulare e quindi della produzione di energia.

10. Magnesio e Manganese

  • Magnesio (Mg): Pur non essendo un metallo di transizione per il trasporto redox, è il cofattore obbligato di tutti gli enzimi che utilizzano o producono ATP (inclusa l’ATP sintasi) e modula l’attività dei recettori cellulari.

  • Manganese (Mn): È il cofattore della Manganese Superossido Dismutasi (Mn-SOD), localizzata nella matrice mitocondriale, essenziale anch’essa per la protezione dallo stress ossidativo energetico.

11. Adattogeni: Ashwagandha e Rodiola

  • Ashwagandha (Withania somnifera): Modula l’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), riducendo i livelli di cortisolo elevati a causa dello stress fisico ed emotivo cronico e migliorando la resistenza alla fatica.

  • Rodiola (Rhodiola rosea): Potente adattogeno che migliora la risposta allo stress psicofisico, supporta la sintesi dei neurotrasmettitori monoaminergici (come serotonina e dopamina) e contrasta l’affaticamento mentale.

 

Conclusioni: Ritrovare il Benessere attraverso la Nutrizione Clinica

La fibromialgia è una condizione complessa e multifattoriale, ma la comprensione dei suoi reali meccanismi biochimici — dalla neuroinfiammazione all’attivazione dei mastociti, dalla disfunzione mitocondriale fino alle alterazioni dell’asse intestino-cervello — apre la strada a trattamenti mirati ed efficaci. Gestire i sintomi e spegnere l’infiammazione cronica non è solo possibile, ma richiede un cambio di prospettiva che metta al centro la nutrizione clinica e la personalizzazione del piano terapeutico.

Se soffri di fibromialgia e desideri un percorso di nutrizione clinica basato sulle evidenze scientifiche per ritrovare energia e benessere, puoi affidarti alla mia consulenza professionale. Nel mio studio nutrizionale a Messina strutturo percorsi mirati e sostenibili per la tua salute.

 



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