Scopri le cause della cellulite: più di un difetto estetico
Da molti non considerata una vera e propria malattia ma una condizione fisiologica femminile (almeno non nei casi più gravi) è comunque una condizione che riguarda almeno l’ 80% delle donne in età post puberale. In questo articolo proverò a spiegare le cause della cellulite e le possibili soluzioni.

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1. Cause della cellulite: l’ innesco iniziale
Dal punto di vista medico la cellulite viene anche chiamata pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica ad indicare i vari stadi che la caratterizzano con l’ aggravarsi della condizione. Inizia con edema (accumulo di liquidi, ritenzione idrica) solitamente al livello delle gambe e dei glutei. La ritenzione è dovuta ad una riduzione del ritorno venoso: il sangue venoso ristagna a livello tissutale con conseguente riversamento di liquido all’ esterno delle vene.
Tale accumulo è inizialmente compensato dall’ azione di drenaggio del sistema linfatico ma fino ad un certo punto, quando diventa eccessivo tende comunque ad accumularsi ed insieme ad esso si accumulano anche prodotti di scarto del metabolismo cellulare. Questi prodotti di scarto richiamano altra acqua per osmosi peggiorando il quadro in un circolo vizioso.
Questo comporta uno stato infiammatorio che a sua volta provoca l’ aumento della ritenzione che è una delle cause della cellulite.
Come vedete è un cane che si morde la coda. Nella donna (anche gli uomini con minore severità e frequenza possono avere cellulite) questo inestetismo è amplificato se non originato dalla situazione ormonale.
L’ eccesso di estrogeni comporta un aumento della permeabilità capillare ( più ritenzione) e ad una eccessiva attivazione dei fibroblasti (cellule del tessuto connettivo) che cominciano a rilasciare collagenasi un enzima che degrada i setti di tessuto connettivo al di sotto dell’ epidermide assottigliandoli: in questo modo gli adipociti possono avere più spazio per aumentare di volume.
2.Cause della cellulite: infiammazione e sclerotizzazione
L’ assottigliamento iniziale dei loculi in cui sono raggruppati gli adipociti ( le cellule del grasso) permette a questi a di aumentare di volume ovvero ipertrofizzarsi. Ma questo non avviene in automatico: le cause sono principalmente due.
- Eccesso calorico dietetico e quindi ingrassamento;
- Rapporto sfavorevole dei recettori beta/alfa adrenergici nelle zone tipicamente colpite dalla cellulite;
- Infiammazione: la scarsa capillarizzazione e quindi l’ ipossia (mancanza di ossigeno) determinano un’ ambiente pro-infiammatorio che stimola l’ ipertrofizzazione degli adipociti. A ciò si aggiunga il fatto, nei casi più gravi e avanzati, che oltre un certo volume gli adipociti possono andare incontro a degenerazione con ulteriore attivazione immunitaria e aumento dello stato infiammatorio;
Tutti questi fattori nel tempo fanno si che i setti di connettivo si ispessiscano, riducendo ulteriormente le possibilità di capillarizzazione e quindi riduzione del grasso, tirando verso il basso la cute. L’ effetto materasso è proprio dovuto a questo: da un lato vi è una contrazione del connettivo che tira la pelle verso il basso e dall’ altro gli adipociti che aumentando di volume premono verso l’ alto.
Classificazione: i 4 stadi della cellulite
La cellulite viene comunemente classificata in 4 stadi progressivi (da 0 a 3), che riflettono l’evoluzione della pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica: si parte da una fase puramente edematosa (accumulo di liquidi) e si arriva, nei casi più gravi, alla componente sclerotica (tessuto connettivo indurito). Più si avanza negli stadi, più le alterazioni diventano strutturali e difficili da invertire.
Stadio 0 — Nessun segno visibile
La pelle appare liscia sia in condizioni normali sia quando viene pizzicata. Non ci sono inestetismi apparenti, ma possono essere già presenti i primi rallentamenti del microcircolo e del ritorno venoso. È la fase in cui la prevenzione (movimento, dieta, gestione della ritenzione) rende di più.
Stadio 1 — Cellulite “a comparsa”
A riposo la pelle è ancora liscia, ma pizzicando la zona (o contraendo il muscolo) compare il classico aspetto “a buccia d’arancia”. È dominata dalla componente edematosa: prevale la ritenzione di liquidi, mentre il connettivo non è ancora alterato. Stadio reversibile, quello su cui l’intervento con dieta e allenamento dà i risultati migliori.
Stadio 2 — Cellulite visibile in piedi
Gli inestetismi sono visibili in posizione eretta anche senza pizzicare la pelle, mentre da sdraiati tendono ad attenuarsi. Iniziano le prime alterazioni del connettivo e la comparsa di micronoduli; la zona può risultare più fredda al tatto e leggermente dolente alla pressione, segno di un microcircolo compromesso. Reversibile, ma spesso solo parzialmente: richiede più costanza e tempo.
Stadio 3 — Cellulite sclerotica
Gli inestetismi sono evidenti sia in piedi sia da sdraiati. La pelle assume il tipico aspetto “a materasso”, con noduli palpabili, dolenti, e setti connettivali ormai sclerotizzati. È lo stadio più grave e sostanzialmente irreversibile con la sola dieta e attività fisica: qui allenamento e alimentazione possono migliorare il quadro generale e rallentarne la progressione, ma per un reale intervento sulla componente fibro-sclerotica è quasi sempre necessario il ricorso a trattamenti di ordine medico.
Per un approfondimento: Cellulite Wikipedia
Che Dieta adottare per la cellulite?
La dieta è fondamentale per il trattamento della cellulite. NON qualsiasi dieta che faccia semplicemente dimagrire, ma una dieta strutturata appositamente per questa condizione. Il punto di partenza è quasi sempre lo stesso: spegnere l’infiammazione, che come abbiamo visto è uno dei motori del cane che si morde la coda (ritenzione → infiammazione → altra ritenzione).
La base: un modello mediterraneo anti-infiammatorio
Il modello alimentare più sensato su cui costruire è quello della dieta mediterranea, non a caso considerata tra i regimi più efficaci nel contrastare l’infiammazione di basso grado. Il motivo è nella sua composizione: ricca di alimenti freschi e poco processati, in particolare frutta e verdura di stagione per il loro contenuto di antiossidanti, polifenoli e minerali, di grassi “buoni” come quelli dell’olio extravergine d’oliva e del pesce (fonte di omega-3, dall’azione spiccatamente anti-infiammatoria), e di fibre da cereali integrali e legumi che favoriscono anche la salute intestinale e il controllo glicemico.
Da ridurre, di conseguenza, tutto ciò che rema nella direzione opposta: cibi non freschi, processati, ricchi di conservanti e di sodio, zuccheri semplici e grassi di scarsa qualità, che alimentano proprio quella flogosi che vogliamo tenere a bada.
Attenzione però a un errore comune: rimuovere il sale dalla dieta. Il sodio è un minerale importante, quindi la dieta non deve essere assolutamente iposodica. Il sale va usato e bilanciato con le opportune quantità di acqua — è l’eccesso, tipico dei cibi industriali, il vero problema, non il sale in sé usato con criterio.
La chetogenica come strategia mirata di breve periodo
Sugli accumuli più ostinati — quelle zone gluteo-femorali che, come dicevamo, restano quasi immutate nonostante la dieta perché poco vascolarizzate e “intrappolate” nel connettivo — può avere senso, in fasi circoscritte e ben pianificate, il ricorso a una dieta chetogenica.
Questo approccio abbassa i livelli di insulina e spinge il corpo a utilizzare i grassi come fonte energetica principale, il che può aiutare a intaccare i depositi adiposi più resistenti. In più, la riduzione dei carboidrati comporta un tipico effetto di scarico dei liquidi (per la minor ritenzione legata al glicogeno), che nel breve periodo può migliorare visibilmente la componente edematosa.
Va però inquadrata per quello che è: uno strumento tattico di breve/medio periodo, non uno stile di vita permanente. Va sempre gestita previo consulto medico o nutrizionale, è controindicata in diverse condizioni, e va programmata all’interno di un percorso più ampio — non come “dieta miracolosa” a sé stante. L’obiettivo è usarla come spinta mirata su spot difficili, per poi tornare a un modello mediterraneo sostenibile nel lungo termine.
Il quadro d’insieme
Al di là del modello scelto, la dieta va sempre strutturata per un corretto dimagrimento oppure per l’aumento della massa muscolare. L’attività fisica contestualizzata alla dieta è fondamentale per ridurre o contenere gli inestetismi della cellulite. A seconda della composizione corporea è possibile, anzi auspicabile, prevedere cicli di dimagrimento e cicli di aumento della massa muscolare o di mantenimento. Una strategia efficace potrebbe essere quella di alternare cicli di chetogenica per dimagrimento a fasi di dieta mediterranea per dimagrimento/mantenimento. Il tutto deve essere anche inquadrato nel contesto di una attività fisica ben strutturata.
Che tipo di allenamento per la cellulite?
Bisogna sicuramente optare in prima battuta, previo consulto medico, per attività fisiche di potenza, anaerobiche come gli esercizi contro resistenze (pesi) con alte intensità di carico e poche ripetizioni. Bisogna evitare quindi l’ ulteriore produzione di prodotti di scarto del metabolismo che porterebbero inevitabilmente ad ulteriore aumento della ritenzione idrica e dello stato infiammatorio. Questo almeno all’ inizio. Poi si può anche scegliere di fare allenamenti più “lattacidi” mettendo in conto un peggioramento transitorio degli inestetismi e della ritenzione idrica. Abituatevi a ragionare quindi su medio lungo termine, perché la strada per il miglioramento è abbastanza lunga. Armatevi di pazienza perché in queste cose non esiste il rimedio miracoloso. Sappiate però che l’ aumento di massa muscolare fa si che migliori il partizionamento calorico e l’ afflusso di sangue (grazie all’ aumento della capillarizzazione) ai tessuti e quindi la loro capacità di ossidare i grassi.
L’ attività aerobica prolungata non è sconsigliata tout court, ma può essere sapientemente usata come mezzo per poter mantenere un più alto contributo calorico nella dieta oppure per diminuirlo ancora di più. Al limite non eccedete con l’ intensità oppure con la durata se vedete che le gambe si gonfiano eccessivamente e notate l’ insorgenza di dolori.
Un metodo che agisce su più fronti: il PHA
C’è un metodo che merita una menzione a parte, perché ha la particolarità di intervenire contemporaneamente su diversi dei meccanismi che abbiamo visto sopra: il PHA (Peripheral Heart Action). In pratica si alternano esercizi per la parte superiore e inferiore del corpo, senza quasi soste, costringendo il sangue a “spostarsi” continuamente da un capo all’altro del corpo.
Perché questo ci interessa proprio per la cellulite? Perché ricordate il punto di partenza di tutto: l’innesco del circolo vizioso è la riduzione del ritorno venoso e il ristagno di liquidi. L’alternanza continua tra distretti lontani trasforma la muscolatura in una vera e propria pompa periferica: e dato che il sistema linfatico — a differenza del cuore — non ha una pompa propria ma si affida quasi solo alla contrazione muscolare, questo tipo di lavoro aiuta a “spingere” l’acqua extracellulare (è l’acqua che c’è fuori dalle cellule a causare la ritenzione idrica, non quella interna) e i prodotti di scarto fuori dai tessuti, contrastando proprio quell’edema che innesca il cane che si morde la coda.
In più, mantenendo alto e costante l’afflusso di sangue in periferia, il PHA lavora nella stessa direzione di cui parlavamo a proposito della massa muscolare: più capillarizzazione, quindi tessuti meglio irrorati e più capaci di ossidare i grassi anche in quelle zone “intrappolate” e poco vascolarizzate. E grazie all’alta densità dell’allenamento (recuperi bassi o inesistenti), il dispendio energetico prosegue anche a seduta finita (il cosiddetto EPOC), un piccolo aiuto in più — solo però se il tutto è inserito in un deficit calorico, altrimenti la componente adiposa non si riduce.
Attenzione però: proprio perché è un lavoro che tende ad accumulare metaboliti, vale lo stesso avvertimento fatto sopra per gli allenamenti “lattacidi”. Meglio introdurlo non all’inizio, quando la ritenzione e l’infiammazione sono ancora da tenere a bada, ma in una fase successiva, mettendo in conto un possibile peggioramento transitorio degli inestetismi. E se vedete che le gambe si gonfiano troppo o compaiono dolori, regolate intensità e volume.
È bene però sempre ricordare: nessun metodo, PHA compreso, è risolutivo al 100%. Sui setti ormai sclerotizzati e sui noduli dello stadio 3 — quelli irreversibili di cui parlavamo nella classificazione — l’allenamento non “scioglie” nulla e serve necessariamente l’intervento medico. Il PHA, abbinato a dieta e pazienza, può migliorare la componente edematosa e adiposa e rallentare la progressione: non aspettatevi la bacchetta magica, che in queste cose non esiste. In ogni caso l’attività fisica ha comunque sempre i suoi benefici: sul cuore, sulla longevità, sull’energia, sulla forza e sul benessere mentale.
Conclusioni: La cellulite si batte con metodo e costanza
Come abbiamo visto, la cellulite non è un semplice difetto estetico o un problema superficiale, ma una complessa condizione multifattoriale in cui microcircolo, infiammazione, ormoni e stile di vita si intrecciano in un circolo vizioso. Proprio per questo motivo, non esistono rimedi miracolosi o soluzioni universali che possano cancellarla dall’oggi al domani.
Per ottenere risultati reali e duraturi nel tempo, la chiave è l’approccio integrato:
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Affrontare l’infiammazione alla radice: Attraverso un’alimentazione antinfiammatoria (come la dieta mediterranea) e strategie mirate e temporanee (come la chetogenica per i punti più ostinati) per spegnere i meccanismi che alimentano la ritenzione.
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Allenarsi in modo intelligente: Scegliendo carichi, intensità e metodi (come il PHA o i pesi) che stimolino la circolazione e la crescita muscolare senza sovraccaricare ulteriormente i tessuti di scarti metabolici e infiammazione.
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Pazienza e personalizzazione: Accettare che i miglioramenti richiedono tempo, costanza e soprattutto una strategia cucita addosso alla propria specifica composizione corporea e al proprio stadio di partenza.
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