Nutrizionista Diete Personalizzate Messina - Dott. Antonino Girone

La stipsi non è una semplice alterazione della frequenza evacuativa o un rallentamento del transito intestinale, ma un segnale che indica che il complesso equilibrio neuro-endocrino del tuo apparato digerente ha perso il suo ritmo fisiologico. Spesso sottovalutata, la stipsi cronica è una condizione multifattoriale che richiede un’analisi profonda. Come nutrizionista esperto stipsi a Messina, osservo quotidianamente nel mio studio come il rallentamento del transito intestinale sia spesso solo la punta dell’iceberg di una disregolazione profonda che coinvolge il sistema nervoso autonomo, la produzione di bile e la gestione dello stress. Analizzare questa condizione richiede di superare definitivamente il dogma delle sole “fibre alimentari” per addentrarsi con competenza nelle dinamiche del sistema nervoso autonomo e della biochimica biliare, pilastri fondamentali per ripristinare il tuo benessere intestinale.

 


Che tipo di stipsi hai? Ipotonica o Ipertonica?

La distinzione tra queste due forme è fondamentale per impostare un protocollo nutrizionale efficace:

  • Stipsi Ipotonica (o atonica): È caratterizzata da una perdita di tono della muscolatura liscia del colon. Il “motore” intestinale è stanco, la peristalsi è lenta e il contenuto fecale ristagna. È tipica di chi segue diete eccessivamente raffinate (esempio frequentatori di palestra che fanno la classica dieta di riso e pollo), di chi ha un’idratazione insufficiente o in soggetti con deficit di elettroliti (come magnesio e potassio).

  • Stipsi Ipertonica (o spastica): Qui l’intestino è in uno stato di iper-eccitabilità. La muscolatura è contratta, spesso a causa di un’iperattivazione simpatica. Il transito è ostacolato da spasmi segmentari disordinati che frammentano il bolo fecale anziché spingerlo verso avanti. In questo caso, aggiungere troppe fibre può aumentare il dolore addominale e la sensazione di blocco.

⚠️ Perché a volte aumentare troppo le fibre può essere dannoso?

Esiste un paradosso clinico comune: in presenza di una stipsi ostinata, un aumento brusco di fibre e acqua (ad esempio tramite un eccesso di verdure bollite soprattutto contenenti FODMAP) può paradossalmente esacerbare il quadro sintomatologico. Quando il colon presenta un “tappo” di feci dure e disidratate, l’aggiunta di un elevato volume di massa fibrosa e liquidi crea un effetto di accumulo a monte dell’ostruzione.

Questo bolo voluminoso, bloccato dall’ostruzione fecale, genera una distensione meccanica eccessiva che si traduce in dolore addominale, senso di pesantezza e gonfiore. Inoltre, la permanenza prolungata di queste fibre nel lume intestinale le rende un substrato ideale per la fermentazione batterica prolungata, con una massiccia produzione di gas intestinali. Se tra questi gas prevale un’iperproduzione di metano, la stipsi viene ulteriormente alimentata: il metano esercita infatti un noto effetto paralizzante sulla muscolatura liscia del colon, rallentando ulteriormente il transito e innescando un circolo vizioso di flatulenza e stitichezza ostinata.  In questi casi è importante stabilizzare l’ alvo prima di aumentare l’ apporto di fibra che comunque deve essere introdotta in modo graduale.


🔍 Approfondimento consigliato

Spesso la stipsi è solo uno dei sintomi di un quadro più complesso. Se il gonfiore addominale è il tuo nemico principale, ho analizzato in modo dettagliato le cause e le strategie nutrizionali specifiche nel mio articolo dedicato.


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IL MODELLO NORTH-SOUTH: il percorso del cibo

La stipsi non è quasi mai un problema localizzato nel solo tratto terminale del colon. Per comprendere la complessità della funzionalità intestinale, dobbiamo guardare al sistema digerente come a un’unica, lunga “autostrada” che va dalla bocca al retto. Nel mio approccio clinico, definisco questo percorso come il Modello North-South: se il flusso si interrompe o rallenta a monte, l’effetto domino arriverà inevitabilmente a valle.

Dalla bocca allo stomaco: l’inizio del processo

Tutto ha inizio con la masticazione. Masticare lentamente non è solo un consiglio per la linea; è un segnale biochimico. La saliva, ricca di enzimi, inizia la scissione dei carboidrati, ma soprattutto permette di evitare l’ingestione di aria (aerofagia), che è una delle cause principali del gonfiore addominale.

Una volta arrivato nello stomaco, il cibo deve incontrare un ambiente fortemente acido. L’acido cloridrico (HCL) è il grande protagonista: esso trasforma il pepsinogeno in pepsina, l’enzima chiave per la digestione delle proteine. Non solo: l’acidità gastrica funge da barriera contro i patogeni e, cosa spesso sottovalutata, è un fondamentale stimolo procinetico. È proprio la corretta acidità gastrica a regolare il riflesso gastroesofageo, stimolando la chiusura dello sfintere esofageo e inviando il segnale di avanzamento verso il duodeno.

Il ruolo del duodeno e il sistema ormonale

Nel duodeno, il cibo incontra i succhi digestivi. Qui entrano in gioco due ormoni chiave:

  • CCK (Colecistochinina): Stimolata dalla presenza di grassi, ordina alla cistifellea di contrarsi per rilasciare bile e al pancreas di secernere enzimi digestivi. Inoltre, la CCK agisce come un “freno”, rallentando lo svuotamento gastrico per permettere una digestione ottimale.

  • Secretina: Stimola il pancreas a rilasciare bicarbonato, essenziale per neutralizzare l’acidità gastrica in arrivo e creare l’ambiente ideale per gli enzimi intestinali.

 

Il ruolo della bile: molto più che un emulsionante

Spesso la bile viene erroneamente relegata al solo compito di “detersivo” per i grassi alimentari nel duodeno. In realtà, la sua funzione nel controllo del transito intestinale è di importanza capitale. Una volta che la bile completa il suo viaggio lungo l’intestino tenue, una parte significativa dei sali biliari raggiunge il grosso intestino.

Qui, i sali biliari agiscono come potenti agenti procinetici. Essi non solo facilitano l’evacuazione ammorbidendo le feci, ma interagiscono direttamente con l’ambiente del colon. Un flusso biliare ridotto o una circolazione enteroepatica alterata (spesso causata da una secrezione biliare qualitativamente o quantitativamente insufficiente) è una delle cause più frequenti di stipsi cronica inspiegabile. Senza la giusta “spinta” biliare, il colon perde il suo stimolo fisiologico principale alla contrazione, portando a un transito lento e a una stasi fecale.

I recettori colici: il “cervello” locale del transito

Il colon non è un semplice tubo passivo, ma un organo riccamente innervato che dialoga con la bile attraverso specifici recettori colici. Tra questi, rivestono un ruolo cruciale i recettori TGR5 (recettori accoppiati a proteine G attivati dai sali biliari).

Quando i sali biliari arrivano nel colon, si legano ai recettori TGR5 presenti sulle cellule enteroendocrine della mucosa colica. Questa interazione innesca un rilascio immediato di segnali (come il GLP-1) che modulano la motilità dell’intero tratto, favorendo la peristalsi propulsiva.

Se questi recettori non vengono stimolati adeguatamente — magari perché la bile viene “sequestrata” o perché il microbiota intestinale è alterato e non riesce a trasformare correttamente gli acidi biliari — il colon rimane in uno stato di “ipomotilità”. In questa condizione, le feci stazionano troppo a lungo, subendo un eccessivo riassorbimento di acqua. Ciò porta a feci dure, secche e difficili da espellere, innescando un circolo vizioso di fermentazione batterica, irritazione della mucosa e, nel tempo, la comparsa di quadri di IBS, disbiosi o proliferazione batterica (SIBO).

Come stimolare la funzione biliare e supportare il fegato?

Come abbiamo visto la secrezione biliare è regolata principalmente dalla Colecistochinina (CCK), un ormone prodotto dal duodeno in risposta alla presenza di grassi e proteine. Per “risvegliare” il flusso biliare e favorire la salute epatica, è necessario un protocollo nutrizionale basato su alimenti colagoghi (che facilitano lo svuotamento della cistifellea) e coleretici (che stimolano la produzione di bile da parte del fegato).

Gli alimenti chiave per l’asse fegato-intestino:

  • Carciofi e Cardo Mariano: Contengono cinarina e silimarina. Questi composti non solo favoriscono il deflusso biliare, ma proteggono gli epatociti dai danni ossidativi, sostenendo la capacità del fegato di elaborare efficacemente le tossine.

  • Radicchio, Indivia e Cicoria: Le sostanze amare  attivano i recettori gustativi amari nel cavo orale, i quali inviano un segnale riflesso al sistema nervoso parasimpatico per incrementare la produzione di bile.

  • Olio EVO e Grassi di Qualità: Il consumo regolare di lipidi (olio extravergine d’oliva, avocado, frutta a guscio) è fondamentale. Senza un segnale lipidico, la colecisti rimane “dormiente”, favorendo la formazione di fango biliare (sludge) e una stipsi cronica.

  • Curcuma: La curcumina ha dimostrato una spiccata attività coleretica. L’uso regolare in cucina, associato a un pizzico di pepe nero o a una fonte di grassi per migliorarne l’assorbimento, è un ottimo coadiuvante per la salute epatica.

  • Zenzero: Oltre all’effetto procinetico, lo zenzero favorisce la secrezione biliare, aiutando a regolare il transito nel tenue e riducendo la sensazione di gonfiore post-prandiale.

💡 Il consiglio del nutrizionista

Spesso mi viene chiesto se sia possibile “allenare” la cistifellea a lavorare meglio. In pazienti che seguono regimi troppo restrittivi, vedo spesso una cistifellea “pigra” perché non riceve mai uno stimolo abbastanza forte per contrarsi e svuotarsi.

Un esempio pratico? Una frittura ben fatta (es. pesce o verdure in olio extravergine d’oliva) una volta a settimana. Non è un “peccato di gola”, ma un vero e proprio stimolo biochimico per il rilascio di bile, essenziale per la motilità colica.

Il retto e il paradosso del pavimento pelvico

Arriviamo infine al tratto terminale. L’evacuazione inizia quando le feci raggiungono l’ampolla rettale, scatenando lo stimolo. Tuttavia, in alcune condizioni (come neuropatie o alterazioni della sensibilità viscerale), questo segnale può risultare ridotto o assente. Il problema diventa ancora più complesso a livello del pavimento pelvico: per evacuare, i muscoli del pavimento devono rilassarsi mentre lo sfintere anale si apre. Esiste una condizione di disaccoppiamento (anismo) in cui, paradossalmente, il paziente contrae il pavimento pelvico (o lo ha contratto, ipertonico) proprio nel momento in cui dovrebbe rilassarlo. Il risultato? Uno sforzo vano e una defecazione incompleta. In questi casi l’ opzione sicuramente ottimale è la riabilitazione del pavimento pelvico.

Il “Cortocircuito” della Disbiosi: quando il microbiota sabota la motilità

Il delicato equilibrio che permette alla bile di stimolare la peristalsi può essere interrotto da un attore esterno: il microbiota intestinale. In una condizione di disbiosi, la composizione batterica cambia drasticamente, portando a una proliferazione di ceppi (come alcuni Clostridia o Bacteroides) dotati di un’elevata attività enzimatica deconiugante.

Questo processo altera profondamente il sistema su due livelli critici:

1. Alterazione della circolazione enteroepatica

Normalmente, i sali biliari vengono riassorbiti nell’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) e riportati al fegato per essere riutilizzati. Se i batteri “disbiotici” procedono a una deconiugazione precoce (o eccessiva) dei sali biliari, questi diventano meno solubili e meno facilmente riassorbibili. Il risultato è un duplice danno: il fegato deve lavorare costantemente “sotto sforzo” per sintetizzare nuovi acidi biliari (esaurendo le riserve di colesterolo e alterando l’omeostasi lipidica) e la concentrazione di bile utile che raggiunge il colon diminuisce drasticamente.

2. Perdita di efficacia sui recettori e sulla cinetica colica

La forma coniugata degli acidi biliari è quella che interagisce in modo più efficiente con i recettori TGR5 e con i meccanismi di trasporto elettrolitico nel colon. Quando la disbiosi trasforma questi acidi biliari in forme deconiugate o secondarie in modo disfunzionale, si verifica una vera e propria “perdita di segnale”.

In termini pratici:

  • I recettori colici non ricevono più il “comando” biochimico corretto per innescare la peristalsi propulsiva.

  • Il colon perde la sua capacità di regolare il gradiente osmotico e il riassorbimento di acqua.

  • Il segnale “motore” si spegne.

Il risultato è un colon che, pur avendo a disposizione materiale biliare, non lo “riconosce” più come stimolo procinetico. È qui che capiamo perché molti pazienti stitici, pur alimentandosi correttamente, soffrono di una stasi colica cronica: non è una mancanza di “carburante”, ma un cortocircuito nel sistema di segnalazione causato da una flora batterica che sta letteralmente “rubando” o sabotando il segnale della bile.


La dinamica biochimica dello stress: Catecolamine e rallentamento intestinale

Il dialogo tra sistema nervoso e apparato digerente è mediato da messaggeri chimici che, in condizioni di stress cronico, alterano profondamente l’omeostasi intestinale. Le catecolamine — principalmente adrenalina (epinefrina), noradrenalina (norepinefrina) e dopamina — sono neurotrasmettitori e ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali e dai neuroni del sistema nervoso simpatico.

Il sistema nervoso autonomo è il “direttore d’orchestra” della motilità.

In una situazione di stress (lavoro, ansia, ritmi serrati), il cervello percepisce una minaccia e attiva la risposta Fight or Flight (combatti o scappa). In questo contesto:

  • Adrenalina e Noradrenalina: Quando vengono rilasciate in circolo, queste molecole agiscono sui recettori adrenergici situati lungo il tratto gastrointestinale. L’effetto principale è l’inibizione della muscolatura liscia del colon e la costrizione degli sfinteri. Questo “spegnimento” è evolutivamente sensato: in un momento di pericolo, il corpo dirotta l’energia dall’intestino (processi non vitali nell’immediato) verso il cuore e i muscoli scheletrici. L’ adrenalina ha un effetto iperglicemizzante (è necessaria energia immediata per la fuga), fa aumentare la pressione sanguigna, aumenta la forza di contrazione del cuore.

  • Conseguenza pratica: Il blocco della peristalsi porta a un rallentamento del transito, mentre la contrazione sfinterica aumenta la resistenza meccanica all’evacuazione. Questo quadro biochimico è la causa primaria della stipsi ipertonica.

Il sistema parasimpatico come “antidoto”

Il sistema parasimpatico, mediato dal nervo vago, utilizza come neurotrasmettitore principale l’acetilcolina. Essa stimola i recettori muscarinici sulla muscolatura liscia intestinale, promuovendo contrazioni peristaltiche fluide e la secrezione di muco lubrificante. Risolvere la stipsi significa quindi “spostare il baricentro” biochimico: meno adrenalina e più acetilcolina.

Per favorire il parasimpatico, possiamo agire con tecniche semplici ma biochimicamente potenti:

  • Respirazione Diaframmatica: L’attivazione del nervo vago avviene attraverso la respirazione lenta e profonda. 5 minuti di respirazione addominale al mattino possono stimolare il riflesso parasimpatico.
  • Ritualità del mattino: Il riflesso gastro-colico è massimo al risveglio. Bere 200ml di acqua tiepida possibilmente ricca di magnesio (non bollente) a digiuno stimola i termocettori gastrici, inviando un segnale procinetico immediato al colon.
  • Gestione dello stress: Integrare brevi pause di “disconnessione” riduce il tono simpatico, permettendo al sistema enterico di riprendere il comando.

Il paradosso metabolico: L’adrenalina tra stitichezza e dimagrimento

È interessante notare come l’adrenalina, protagonista del blocco intestinale, sia al contempo uno dei principali attori nei processi di lipolisi (la scissione dei grassi).

Il meccanismo di dimagrimento: L’adrenalina si lega ai recettori β-adrenergici situati sulla superficie degli adipociti, attivando l’enzima lipasi ormone-sensibile. Questo processo avvia il rilascio di acidi grassi liberi dal tessuto adiposo verso il flusso sanguigno, rendendoli disponibili come fonte di energia per i muscoli.

Il ruolo della caffeina e il conflitto: Spesso, nel tentativo di stimolare questo processo di dimagrimento o di contrastare la stanchezza, si ricorre a un consumo eccessivo di caffè o di integratori termogenici ricchi di caffeina. Sebbene la caffeina sia un noto stimolante termogenico che aumenta anche la secrezione di catecolamine, nel paziente stitico può agire come una “lama a doppio taglio”.

Da un lato, la caffeina stimola la peristalsi colonica in molti soggetti; dall’altro, un abuso di queste sostanze (o una sensibilità individuale elevata) mantiene il sistema nervoso simpatico in uno stato di allerta costante. Questo eccesso di catecolamine circolanti non solo esaurisce le riserve energetiche surrenali, ma irrigidisce la muscolatura intestinale, favorendo la stipsi ipertonica.

Il conflitto finale: Ecco il paradosso per chi vuole perdere peso: uno stato di stress cronico — indotto da ritmi frenetici o da un eccesso di stimolanti — favorisce, teoricamente, la mobilitazione dei grassi, ma contemporaneamente rallenta la funzione intestinale e promuove la ritenzione idrica e l’infiammazione sistemica. Inoltre, se il corpo rimane in uno stato di iper-attivazione adrenergica, risponde alzando i livelli di cortisolo, che invece favorisce l’accumulo di grasso addominale e la ritenzione di liquidi, annullando di fatto i vantaggi metabolici che si sperava di ottenere con la caffeina.

Per ulteriori approfondimenti scientifici sulla motilità intestinale, si rimanda a Neurogastroenterology and Motility – Gastroenterology Journal.


Tiroide, Asse HPA, Ormoni Sessuali: il triangolo della regolazione intestinale

La motilità intestinale non è solo una questione di fibre o di bile; è il riflesso di un delicato equilibrio endocrino. Il tratto gastrointestinale è un organo bersaglio per ormoni che ne regolano la velocità, la secrezione e la sensibilità viscerale.

La Tiroide: il metronomo della peristalsi

Gli ormoni tiroidei (T3 e T4) sono i principali regolatori del metabolismo basale. Il T3, in particolare, stimola direttamente la muscolatura liscia enterica. Nell’ipotiroidismo, questa ridotta disponibilità comporta una marcata ipocinesia intestinale, mentre nell’ipertiroidismo si assiste a una ipercinesia con diarrea.

Cortisolo e Asse HPA: il “freno” sistemico

Un eccesso cronico di cortisolo inibisce la conversione periferica del T4 nel T3 attivo, promuovendo la formazione di reverse T3 (rT3), forma biologicamente inattiva (fonte: Bongers et al., 2018). Questo genera un ipotiroidismo funzionale: la tiroide produce ormoni, ma i tessuti periferici non ricevono il segnale attivo, rallentando drasticamente il metabolismo intestinale.

Estrogeni, progesterone ed il ruolo della TBG

Il ciclo mestruale condiziona l’intestino: il progesterone ha un effetto miorilassante sulla muscolatura liscia (rallentando il transito), mentre gli estrogeni modulano la permeabilità e la sensibilità viscerale. Un effetto sintomatico è gonfiore addominopelvico durante la fase premestruale. I valori di estrogeni e progesteroni stanno in un delicato equilibri: un’ alterazione relativa tra i due può dare origine alla cosidetta “dominanza estrogenica” .

La dominanza estrogenica può verficarsi in perimenopausa, menopausa,  per eccesso di aromatizzazione e per altre cause in qualsiasi momento della vita di una donna .

Un meccanismo chiave che collega l’ aumento degli estrogeni a quella del cortisolo sul metabolismo degli ormoni tiroidei, consiste nell’ aumento della produzione epatica di TBG (Thyroid Binding Globulin). Come descritto in studi clinici (fonte: Arafah, 2001), l’eccesso di estrogeni stimola la sintesi di TBG, la quale “sequestra” gli ormoni tiroidei nel circolo ematico, rendendoli non disponibili per le cellule. Il risultato è una drastica riduzione della quota libera (FT3/FT4), con conseguente stipsi da ipotiroidismo funzionale indotto.

 


Conclusione: perché la dieta “standard” spesso fallisce

Tiroide, cortisolo e ormoni sessuali agiscono in un equilibrio inscindibile. Quando lo stress cronico sabota la conversione tiroidea o la dominanza estrogenica “sequestra” gli ormoni attivi tramite le TBG, il segnale metabolico si spegne. In questi contesti, la stipsi non è un problema locale dell’intestino, ma il riflesso di uno squilibrio profondo che origina a monte, tra surrene, fegato e ciclicità ormonale.

Se inoltre la disfunzione risiede nell’ alterato crosstalk biochimico —  tra bile, cistifellea, microbiota e recettori colici — continuare ad aumentare le fibre significa solo aggiungere “zavorra” a un motore privo della spinta necessaria per avanzare. Il risultato è inevitabile: un peggioramento del gonfiore e del dolore addominale, causato dal sovraccarico di un sistema che non va “riempito”, ma riattivato alla radice.

È proprio questa visione integrata a spiegare perché, per molti pazienti, la classica prescrizione di “fibra e acqua” e spesso di probiotici si riveli non solo un fallimento terapeutico, ma spesso un fattore aggravante. La vera risoluzione della stipsi non risiede nel forzare la motilità, ma nel ripristinare le condizioni fisiologiche affinché l’intestino possa tornare a muoversi in autonomia, seguendo il ritmo naturale dell’asse North-South.

 

Domande Frequenti (FAQ)

1. Perché le fibre che mangio mi gonfiano invece di aiutarmi?

Se il transito è rallentato (stipsi ostinata), un eccesso di fibre fermentescibili può creare un “tappo” meccanico che aumenta la fermentazione batterica e la produzione di gas, peggiorando il gonfiore anziché risolverlo.

2. Il caffè mi aiuta ad andare in bagno, è corretto abusarne?

L’effetto procinetico del caffè è temporaneo e mediato da un picco di catecolamine. L’abuso cronico stressa le surrenali e può trasformare una stipsi temporanea in una stipsi ipertonica (spastica), rendendo l’intestino dipendente dallo stimolo chimico della caffeina.

3. Il magnesio è davvero utile per tutti?

Il magnesio è fondamentale, ma la scelta della forma chimica è determinante: usiamo il magnesio con principale effetto osmotico per l’idratazione fecale nella stipsi ipotonica e il magnesio bisglicinato per l’effetto miorilassante nella stipsi ipertonica.

4. Sono a dieta da diversi giorni ed ho riscontrato una riduzione delle evacuazioni. Perché?

Spesso accade perché un introito calorico troppo basso o una drastica riduzione dei grassi alimentari rallentano la produzione di bile  che è il principale stimolante chimico del transito intestinale, portando a una stipsi di tipo ipotonico. E’ importante quindi mantenere una adeguata idratazione e volume fecale per stimolare la peristalsi.

5. Perché prima del ciclo ho gonfiore e stitichezza?

Nella fase luteale, l’aumento del progesterone esercita un effetto miorilassante sulla muscolatura liscia intestinale, rallentandone la motilità. Contemporaneamente, le fluttuazioni degli estrogeni possono aumentare la ritenzione idrica e la sensibilità viscerale, contribuendo alla sensazione di gonfiore addominale tipica del periodo pre-mestruale.


 Il Tuo Percorso verso il Benessere Intestinale a Messina

La stipsi non è un destino segnato, ma un messaggio chiaro che il tuo organismo ti sta inviando. Che si tratti di una forma ipotonica o ipertonica, l’approccio “universale” basato solo su fibre e acqua è spesso insufficiente, e talvolta persino controproducente. Con i pazienti nello studio di  Messina, osservo come la corretta gestione del ritmo biologico e della sinergia tra sistema nervoso e apparato digerente faccia la differenza tra una condizione cronica invalidante e un ripristino definitivo della tua fisiologia. Il mio approccio  punta a “riattivare” il tuo colon rispettando l’asse cervello-intestino. Se sei pronto a superare il gonfiore e la stitichezza con un percorso scientifico e personalizzato, sono pronto ad accoglierti nel mio studio per iniziare insieme il tuo percorso di rieducazione viscerale. Il mio approccio a Messina integra l’analisi ormonale (prescritta dal medico) con la rieducazione nutrizionale, per non lasciarti solo nella gestione di una condizione così complessa.


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